“Silenzi di Sabbia e Voci d’Italia: Il Mio Viaggio con i Militari in Kuwait”
Un Viaggio al Cuore del Dovere: L’Italian National Contingent Command Air e della Task Force Air – Kuwait (IT NCC Air / TFA-Kuwait).

Partecipare al viaggio presso la base italiana TFA (Task Force Air) di Al Salem, in Kuwait, è stata un’esperienza che porterò sempre con me. Non solo per l’opportunità di vedere da vicino un’importante missione internazionale, ma soprattutto per il lato umano che ho avuto modo di vivere in prima persona. Vedere i militari italiani, uomini e donne in uniforme, lasciare alle spalle le proprie case, le famiglie, i figli, gli amici, per partire verso un Paese lontano, è stato profondamente toccante. In quei saluti, nei loro sguardi e nei gesti, c’era un mix di orgoglio, senso del dovere, ma anche tanta emozione e sacrificio. Sono partito per questo viaggio come fotoreporter, con l’obiettivo di documentare la vita quotidiana dei nostri militari impegnati all’estero. Sin dall’arrivo alla base di Al Salem, ho percepito un’atmosfera intensa: il calore del deserto, il rombo degli aerei, ma soprattutto la concentrazione e la dedizione dei nostri uomini e donne in servizio. Ho avuto l’opportunità di seguirli durante le loro attività operative, di osservare da vicino la logistica, gli addestramenti, i briefing. Ma il momento più forte è stato ascoltare i loro racconti, vedere le loro foto di famiglia nelle brandine, i piccoli gesti quotidiani che tengono vivo il legame con casa. Attraverso il mio obiettivo ho cercato di catturare non solo l’azione, ma soprattutto l’umanità che anima ogni missione. Questa esperienza mi ha fatto riflettere sul valore delle nostre Forze Armate, sul silenzioso coraggio di chi sceglie di servire il proprio Paese lontano da casa, spesso in condizioni difficili e con grandi responsabilità. Dietro ogni uniforme c’è una persona, con sogni, affetti e una grande determinazione. A loro va tutta la mia stima e gratitudine.
Dove Tutto Comincia: L’ATOC e il Viaggio verso il Kuwait”.

Il mio viaggio verso il Kuwait è cominciato da un luogo simbolico per le Forze Armate italiane: l’aeroporto militare “Mario de Bernardi” di Pratica di Mare, situato a Pomezia, una delle basi più strategiche dell’Aeronautica Militare Italiana. Qui ha sede l’ATOC – Air Transport Operations Center, un nodo logistico fondamentale da cui transitano gran parte delle missioni internazionali. Questo centro gestisce il supporto operativo e organizzativo per tutti i voli militari, anche quelli in partenza verso teatri esteri come il Medio Oriente, supportando non solo l’Aeronautica ma anche assetti NATO e stranieri. A Pratica di Mare operano reparti altamente specializzati, coinvolti in attività che spaziano dalla difesa aerea all’addestramento, dal soccorso alla sperimentazione. Lì ho potuto vedere la macchina organizzativa in azione: una sinergia perfetta tra professionalità, tecnologia e umanità. Dopo le operazioni di imbarco e i saluti alla base di Pratica di Mare, il viaggio verso il Kuwait è proseguito a bordo di un KC-767A, uno degli aerei da trasporto e rifornimento in volo più versatili dell’Aeronautica Militare. Il volo, durato diverse ore, si è svolto in un clima di concentrazione e silenzio, rotto solo dai rumori operativi e dalle brevi comunicazioni tra il personale a bordo. Siamo atterrati in serata all’aeroporto internazionale di Kuwait City (Muḩammad Mubārak), accolti da un clima caldo e da una luce sabbiosa che già annunciava un mondo completamente diverso. Da lì è iniziato il trasferimento verso la base aerea di Al Salem, situata in un’area desertica a sud-ovest della capitale. La base, pur essendo su territorio kuwaitiano, è in gran parte gestita dalla U.S. Air Force e ospita diversi contingenti internazionali, tra cui quello italiano. Al nostro arrivo ho subito percepito la grande complessità logistica e organizzativa di una base multinazionale: convivenza di uniformi, lingue, mezzi e culture militari diverse, tutte unite in uno sforzo comune. Gli italiani, con la Task Force Air, operano in perfetta integrazione, mantenendo una propria autonomia e identità operativa all’interno del sedime. Una volta arrivato ad Al Salem, sono stato accolto dal PAO (Public Affairs Officer) della Task Force Air il Ten. Col. Luigi G., che mi ha accompagnato per i due giorni della mia permanenza in teatro operativo. Fin dal primo momento è emersa la cura e l’organizzazione del contingente italiano: dopo il briefing di sicurezza, obbligatorio per tutti i nuovi arrivi, mi è stato assegnato l’alloggio e fornite tutte le indicazioni necessarie per muovermi nella base. La componente italiana opera nella cosiddetta Base “Castra Praetoria”, un’area dedicata all’interno del sedime di Al Salem, dove è evidente l’impronta operativa, logistica e culturale del nostro Paese. Nulla è lasciato al caso: dagli spazi comuni all’organizzazione delle attività, tutto è studiato per garantire efficienza, sicurezza e coesione tra il personale. L’ordine, la disciplina e la capacità di adattamento del contingente italiano emergono chiaramente anche in un contesto complesso e multinazionale come questo. La “Castra Praetoria” è molto più di una base avanzata: è una piccola Italia nel deserto, esempio concreto della professionalità delle nostre Forze Armate in missione all’estero.
Il Comandante della TFA Col. Pil. Fabio Bergamini. – Dal Tornado al Comando in Teatro Operativo.

Ufficiale Superiore di spicco dell’Aeronautica Militare, il Colonnello Pilota Fabio Bergamini rappresenta la figura del comandante moderno, la cui carriera unisce l’esperienza sulla linea di volo dei caccia a quella sui più sofisticati assetti strategici, fino a ricoprire incarichi di pianificazione interforze e di comando in operazioni internazionali. Il suo percorso professionale ha inizio nel 1999 con l’ingresso in Accademia Aeronautica, come parte del corso “Zodiaco IV”. Al termine del ciclo di studi, la sua formazione prosegue all’estero, frequentando le prestigiose scuole di volo in Canada, dove consegue il brevetto di pilota militare. La prima fase della sua carriera lo vede immerso nel mondo dei caccia-bombardieri. Riceve la sua prima assegnazione operativa presso la base aerea di Ghedi, sede del 6° Stormo, dove per un breve periodo fa parte del 154° Gruppo Volo operando sul velivolo Tornado IDS. Successivamente, viene trasferito alla base di Amendola, sede del 32° Stormo, dove presta servizio per quattro anni presso il 28° Gruppo Volo, dove ha la possibilità di operare con i velivoli Predator MQ-1 e MQ-9A. Una svolta significativa arriva nel 2012, quando il Colonnello Bergamini viene assegnato al 14° Stormo di Pratica di Mare, un Reparto all’avanguardia per le missioni ISR e Comando e Controllo. Qui, all’interno del 71° Gruppo Volo, si specializza su piattaforme aeree strategiche, conseguendo l’abilitazione su due degli assetti più tecnologici dell’Aeronautica Militare: il Gulfstream G-550 CAEW (Conformal Airborne Early Warning) e il Beechcraft Super King Air 350 ER “SPYDR”. Questo passaggio segna la sua transizione dal dominio tattico a quello strategico dell’air power. Completata l’intensa attività operativa su questi velivoli speciali, l’esperienza maturata lo porta a ricoprire un prestigioso incarico a livello interforze, venendo assegnato allo Stato Maggiore della Difesa (SMD). Qui opera all’interno del “Reparto Pianificazione Generale”, contribuendo alla pianificazione strategica di vertice per l’intero strumento militare italiano. Questa carriera poliedrica, che unisce competenze tattiche, strategiche e di pianificazione, trova il suo naturale culmine dall’8 aprile fino alla fine di ottobre del 2025, quando assume il comando della Task Force Air (TFA) in Kuwait, mettendo la sua vasta esperienza al servizio di una delle più importanti missioni internazionali a cui l’Italia partecipa. Il mio secondo giorno alla base aerea di Ali Al Salem, in Kuwait, fu quello che diede un senso a tutto il mio viaggio. Fu allora che incontrai il Comandante della Task Force Air, il Colonnello Pilota Fabio Bergamini. Nel suo ufficio, mi accolse per spiegarmi non solo cosa facesse la TFA, ma cosa fosse realmente. Fu un’immagine che mi rimase impressa. «Pensi a noi come a un piccolo Stormo, simile a quelli sul territorio italiano,» mi disse, «ma con una differenza cruciale: siamo dinamici. La nostra configurazione non è mai la stessa.» Mi illustrò con straordinaria efficacia come la Task Force si sia evoluta nel tempo, riconfigurando uomini e mezzi in base ai task che la Coalizione assegnava di volta in volta. In quel momento capii che il suo ruolo andava oltre il semplice comando. Era il gestore di un’entità fluida, un organismo che doveva essere reattivo e flessibile per definizione. Quella spiegazione fu la chiave di volta: da quel preciso istante, il mio obiettivo non fu più solo fotografare una missione, ma raccontare la storia di questo incredibile ‘Stormo dinamico’ e della leadership necessaria per dirigerlo nel cuore di un teatro operativo.
La missione.

Un contingente militare italiano opera come un pilastro strategico cruciale nel Medio Oriente allargato, contribuendo attivamente alla sicurezza e alla stabilità regionale. La sua missione è profondamente integrata nell’Operazione Prima Parthica/Inherent Resolve e rappresenta un elemento fondamentale per la salvaguardia degli interessi strategici nazionali. L’obiettivo principale di questa forza è assicurare l’impiego operativo e il supporto logistico continuo degli assetti aerei nazionali. Questi mezzi, pienamente integrati nelle dinamiche delle operazioni internazionali, dimostrano una notevole capacità di proiezione, potendo estendere le proprie operazioni e il relativo supporto anche verso altri Teatri operativi. Questa flessibilità è cruciale in uno scenario globale in continua evoluzione. Ciò che contraddistingue questo contingente è la sua filosofia operativa, basata sulla sinergia e l’assenza di soluzioni di continuità. La sua natura agile ed efficace lo rende un vero e proprio elemento abilitante per l’integrazione interforze e multinazionale. In un contesto geopolitico complesso, la capacità di collaborare armoniosamente con partner diversi è una risorsa inestimabile, che massimizza l’impatto delle singole componenti e ottimizza l’efficacia complessiva degli interventi. Questo contingente non è solo un gruppo di militari, ma un simbolo dell’eccellenza della Difesa italiana. Rappresenta il meglio che la Nazione può offrire nelle dimensioni aerospaziale, tecnologica e industriale. Al suo interno operano personale altamente qualificato e motivato, professionisti che si dedicano con impegno incessante a garantire la sicurezza in una delle aree più sensibili del mondo. La loro dedizione è fondamentale per la protezione degli interessi italiani, trasformandosi in un contributo concreto alla stabilità e alla deterrenza globale.
A Tu per Tu con i “Predator” della Task Group Araba Fenice

La prima serata in Kuwait si è conclusa con un’esperienza tanto attesa quanto straordinaria: l’incontro con gli uomini e le donne del Task Group (TG) Araba Fenice, l’unità dell’Aeronautica Militare che opera con i velivoli a pilotaggio remoto (APR) MQ-9A Predator. Un’immersione nel cuore tecnologico e operativo del contingente italiano schierato nella base aerea di Ali Al Salem, nell’ambito dell’operazione multinazionale “Inherent Resolve”. Ad accoglierci, il Comandante di Task Group, il Ten. Col. Stefano C. il quale, dopo un caloroso benvenuto, ci ha introdotto alla realtà complessa e cruciale in cui operano i militari italiani. In un briefing esaustivo, è stata sottolineata l’importanza strategica della missione “Prima Parthica”, il nome della declinazione nazionale dell’operazione, volta a garantire la stabilità e la sicurezza nell’area. Il momento clou della serata è stata la visita al TG Araba Fenice. Il nome stesso, “Araba Fenice”, evoca la capacità di rinascere e adattarsi, un simbolo perfetto per un assetto che ha rivoluzionato il concetto di ricognizione e sorveglianza aerea. Dal 2014, i Predator italiani solcano i cieli Iracheni, accumulando decine di migliaia di ore di volo e fornendo un contributo insostituibile in termini di Intelligence, Surveillance and Reconnaissance (ISR). La visita si è snodata attraverso le strutture operative del Task Group, dove abbiamo potuto osservare da vicino la meticolosa preparazione che precede ogni missione. Abbiamo assistito alle fasi di controllo pre-volo di un imponente MQ-9A Predator, un concentrato di tecnologia con la sua apertura alare di 20 metri e i sofisticati sensori alloggiati sotto la fusoliera. Il personale tecnico, con gesti precisi e coordinati, ispezionava ogni componente del velivolo, a testimonianza dell’altissimo livello di professionalità e attenzione alla sicurezza. Le informazioni raccolte vengono poi analizzate e fuse con altri dati dalla cellula di intelligence interforze, un altro anello fondamentale della catena operativa. La sensazione è stata quella di aver toccato con mano una delle eccellenze tecnologiche e umane delle nostre Forze Armate. La professionalità, la passione e la dedizione del personale della Task Group Araba Fenice sono il cuore pulsante di questo avamposto di stabilità e sicurezza, una moderna “fenice” che dalle sabbie del Kuwait veglia silenziosa sui cieli della regione.
A Bordo dei Typhoon della Task Group Typhoon – L’Occhio del Tifone: Il Pod da Ricognizione “RecceLite”.

All’indomani della nostra immersione nel mondo della sorveglianza a pilotaggio remoto, la giornata inizia con un caffè amichevole nel bar della base, un piccolo spaccato di normalità e cameratismo che contrasta con l’intensa attività operativa che ci circonda. L’aroma dell’espresso è un pezzo d’Italia nel cuore del Kuwait, ma l’attesa è tutta per l’incontro successivo: quello con i caccia Eurofighter, la punta di lancia della difesa aerea italiana schierata qui. A darci il benvenuto è il Magg. Pil. Andrea P., una figura energica che incarna la professionalità e la passione dei piloti del Task Group Typhoon. È lui a farci da cicerone in questo viaggio alla scoperta degli “occhi e gli artigli” dell’Aeronautica Militare in teatro operativo. Il Magg. Pil. Andrea P. ci ha guidato verso gli shelter, le tensostrutture che proteggono i preziosi caccia dalle temperature estreme del deserto e da potenziali minacce. Ed eccoli lì, in tutta la loro imponente potenza: gli Eurofighter Typhoon. Ci viene spiegato che gli esemplari qui presenti appartengono alla cosiddetta “Tranche 1”. Si tratta dei primi velivoli prodotti, una versione che, pur essendo la capostipite della flotta, è stata costantemente aggiornata e ottimizzata per rimanere un formidabile strumento di combattimento e ricognizione. La loro livrea color grigio fa contrasto con l’ambiente circostante. Il cuore della spiegazione del pilota, si è concentrata, su un particolare strumento appeso sotto la fusoliera di uno dei Typhoon: il pod da ricognizione fotografica. Con un misto di orgoglio e competenza tecnica, ci illustra il funzionamento del pod Rafael Reccelite II, il sofisticato “occhio” che trasforma il caccia in un avanzatissimo ricognitore. “Questo non è solo un caccia,” spiega il Maggiore, indicando il pod. “Grazie a questo strumento, il Typhoon diventa una piattaforma ISR (Intelligence, Surveillance and Reconnaissance) di eccezionale efficacia, capace di volare a quote e velocità elevate, raccogliendo immagini ad altissima risoluzione di giorno e di notte.” Ci viene descritto come il sistema funzioni: il pod, dotato di sensori elettro-ottici e all’infrarosso, può scattare fotografie digitali con una precisione chirurgica anche da decine di migliaia di piedi di quota. Il pilota, dalla sicurezza del suo abitacolo, può programmare la missione di ricognizione, ma è anche in grado di “ri-taskare” il sensore in tempo reale per investigare un obiettivo d’opportunità, un’informazione critica emersa durante il volo. La vera magia, però, sta nella capacità di analizzare subito dopo la missione i dati acquisite grazie alla presenza in Teatro degli analisti dell’I2MEC che riescono a dare valore alle immagini acquisite rispondendo alle esigenze informative della Coalizione. In questo teatro, la velocità dell’informazione è tutto.” Mentre osserviamo i tecnici specialisti eseguire i controlli su un pod, capiamo che la forza del Task Group Typhoon non risiede solo nella potenza del motore EJ200 o nell’agilità del caccia, ma in questa simbiosi perfetta tra uomo, macchina e tecnologia dell’informazione. Una capacità di “fotoricognizione” che fornisce agli occhi del comando una chiarezza indispensabile per prendere decisioni cruciali, garantendo la sicurezza e l’efficacia della missione. I caccia Eurofighter Typhoon italiani, schierati in Kuwait nell’ambito della Task Force Air, hanno raggiunto e superato diversi importanti traguardi di ore di volo. Il Task Group Typhoon, ha superato le 9.000 ore di volo. Questo traguardo è stato annunciato nell’aprile del 2025 e rappresenta il culmine delle attività operative del velivolo in quel teatro operativo a partire dal suo primo rischieramento nel marzo del 2019.
Ecco una progressione dei principali traguardi raggiunti:
- 2.000 ore a marzo 2020
- 6.000 ore a ottobre 2022
- 7.000 ore ad aprile 2023
- 9.000 ore ad aprile 2025
Queste ore di volo sono state accumulate in missioni di ricognizione e sorveglianza aerea (ISR – Intelligence, Surveillance and Reconnaissance) a supporto della Coalizione internazionale “Inherent Resolve”.
Task Group “TG MEDAL” La Doppia Anima del Gigante “Hercules”

“Dopo aver documentato le macchine da combattimento, la mia attenzione si spostò su un gigante buono che riposava sul piazzale di Ali Al Salem: il C-130 del Task Group MEDAL. Ad accogliermi ai piedi della sua imponente rampa di carico c’era il Comandante del Task Group, il Magg. Pil. Fabrizio C. La sua stretta di mano era quella di un uomo abituato a governare una grande responsabilità. Mi invitò a salire e, una volta dentro, la percezione dello spazio cambiò completamente. Da un lato, l’immensa stiva capace di trasportare uomini e materiali; dall’altro, un’isola di tecnologia medica avanzata: barelle, monitor, ventilatori. Un ambiente con una doppia anima. «Questo aereo è il nostro collegamento vitale,» mi spiegò il Magg. Pil. Fabrizio C., indicando con un solo gesto l’intero vano di carico. «È il mezzo che usiamo per il trasporto tattico del nostro personale, il ‘bus’ che porta i militari versoBaghdad ed Erbil e che li riporta qui al termine della missione per il primo scalo del loro viaggio verso casa. Ma la sua forza è la versatilità.» Il suo tono si fece più serio. «In poche ore, la sua funzione cambia radicalmente e si trasforma in questo,» disse, indicando l’allestimento sanitario. «Diventa un’ambulanza del cielo. Il nostro compito allora non è più solo trasportare, ma garantire la continuità delle cure al massimo livello possibile, anche a trentamila piedi di quota.» Mentre mi illustrava le capacità di gestire casi critici, capii ancora più a fondo il valore di quel C-130. Non era solo un mezzo, era una promessa polivalente. La promessa di un passaggio sicuro per chi iniziava il suo ritorno a casa e, soprattutto, la promessa di un volo assistito dalla migliore cura possibile per chiunque si trovasse nel momento del bisogno.”
Role 1/ASU: Il Cuore Sanitario della Missione Italiana in Kuwait

Nel cuore della base aerea di Ali Al Salem, all’interno del compound italiano “Castra Praetoria”, opera una struttura tanto discreta quanto vitale: il Role 1. Questa non è una semplice infermeria, ma la prima, fondamentale linea di difesa sanitaria per ogni militare italiano in Kuwait, il primo anello di una complessa catena di sopravvivenza progettata per funzionare con la massima efficienza a migliaia di chilometri da casa. La sua funzione è duplice. Da un lato, garantisce un’assistenza sanitaria di base per tutte le necessità quotidiane, agendo come il medico di fiducia del contingente. Dall’altro, è un’unità di pronto soccorso costantemente allertata, pronta a gestire le emergenze più critiche. Il suo personale medico e infermieristico è addestrato secondo i più alti standard internazionali, come i protocolli di rianimazione BLSD (Basic Life Support and Defibrillation) e ACLS (Advanced Cardiovascular Life Support), per fronteggiare ogni evento, dal malore improvviso all’arresto cardiaco, con la massima competenza. Ma è nella gestione del trauma che il Role 1 rivela la sua importanza cruciale. In caso di incidente o ferimento, i minuti che seguono sono i più preziosi. Il team sanitario è specializzato nel trattamento pre-ospedaliero del traumatizzato: stabilizzare le funzioni vitali, controllare le emorragie e preparare il paziente per il trasporto. Ogni azione è mirata a “congelare” la situazione clinica e a dare al ferito la migliore possibilità di recupero, prima ancora che raggiunga una sala operatoria. Una volta stabilizzato il paziente, il Role 1 diventa un vero e proprio crocevia strategico per l’evacuazione medica (MEDEVAC). A seconda della gravità e dell’urgenza, si aprono due percorsi. Per le necessità chirurgiche immediate, si attiva l’evacuazione tattica verso le più vicine e attrezzate strutture sanitarie statunitensi o della Coalizione. Per i pazienti che possono affrontare un viaggio più lungo, scatta la chiamata al Task Group Medal. È qui che entra in gioco il C-130 in configurazione di “ambulanza del cielo”, l’assetto specializzato che garantisce un rimpatrio sicuro e medicalmente assistito verso l’Italia. In definitiva, il Role 1 è molto più di una struttura fisica: è una promessa di sicurezza. È la garanzia tangibile, per ogni soldato, che in caso di bisogno riceverà un soccorso immediato e di eccellenza. Rappresenta il cuore sanitario della missione, uno scudo di protezione che permette a tutte le altre componenti operative di svolgere il proprio dovere con la serenità di sapere che, alle loro spalle, veglia un team di professionisti pronti a tutto.
I2MEC: Dentro la Mente dell’Intelligence Italiana in Kuwait

Lasciandosi alle spalle il rombo assordante dei motori sulla linea di volo, la visita alla base di Ali Al Salem prosegue addentrandosi in un’area dall’atmosfera completamente diversa: il cuore pulsante dell’intelligence italiana in teatro operativo, la cellula I2MEC (Integrated Italian Multisensor Exploitation Cell). Qui, in un silenzio carico di concentrazione, si svolge un lavoro tanto invisibile dall’esterno quanto fondamentale per il successo dell’intera missione. All’interno dell’I2MEC, un team di altissimi specialisti, analisti di immagini, esperti di software e di gestione delle informazioni operative traduce le esigenze informative della Coalizione in missioni operative concrete. Sono loro che contribuiscono a definire gli obiettivi e i compiti per gli assetti aerei, concentrando l’attenzione sulle aree dell’Iraq dove si annidano le residue minacce e i tentativi di riorganizzazione da parte di Daesh/ISIS. Il processo è un ciclo continuo e meticoloso. I caccia Typhoon e i droni Predator, una volta ricevuta la missione, decollano per effettuare le riprese e raccogliere un’enorme quantità di dati ad altissima risoluzione. Una volta atterrati, questo immenso patrimonio informativo viene riversato nei sistemi dell’I2MEC. È qui che inizia il paziente lavoro di analisi: ogni immagine, ogni dato viene esaminato per individuare qualsiasi segnale sospetto, per controllare che i gruppi ribelli non possano riformarsi sul territorio, accumulare risorse o pianificare nuove attività destabilizzanti. L’output di questo sforzo non è fine a sé stesso. Tutta l’intelligence prodotta, una volta validata, viene immediatamente condivisa con l’intera Coalizione. Questo flusso di informazioni di alta qualità è uno dei contributi più preziosi che l’Italia fornisce alla sicurezza collettiva, permettendo di avere un quadro della situazione (Situation Awareness) costantemente aggiornato. L’obiettivo strategico finale è chiaro: impedire la rinascita di forze ostili che potrebbero minacciare nuovamente la stabilità dello Stato iracheno e delle regioni limitrofe. La visita all’I2MEC lascia una profonda impressione. Si comprende che la potenza di un caccia o la persistenza di un drone sono strumenti formidabili, ma la vera efficacia della missione nasce qui, dalla capacità di questi specialisti di trasformare un’immagine in un’informazione, un dato in una decisione. È la mente che guida i muscoli, garantendo che ogni ora di volo abbia uno scopo preciso: proteggere, prevenire e preservare la pace.
Task Group Breus: Il Ponte d’Acciaio e Moltiplicatore di Forze

La nostra esplorazione delle componenti italiane in Kuwait si conclude con una visita all’aeroporto internazionale di Al Mubarak, un ambiente diverso dalle piste prettamente militari di Ali Al Salem. Qui opera un’altra pedina fondamentale dello scacchiere logistico e operativo: il Task Group “Breus”. Il suo nome e il suo simbolo, l’iconico Cavaliere Nero dell’8° Gruppo Volo del 14° Stormo di Pratica di Mare, evocano immediatamente un’eredità di affidabilità e potenza. La prima missione del Task Group Breus è quella di essere il “ponte d’acciaio” che lega la patria al teatro operativo. Il loro velivolo, il tanker KC-767A, è l’arteria principale attraverso cui fluisce il personale. È grazie a questo gigante dei cieli che i militari possono raggiungere il Kuwait dall’Italia e fare ritorno a casa al termine del loro turno, garantendo così il costante ricambio e la sostenibilità dell’intera missione. Più che un semplice trasporto, ogni suo volo è un cordone ombelicale che mantiene vivo e connesso il contingente. Ma il ruolo del “Breus” va ben oltre la logistica. Una volta in teatro, il KC-767A svela la sua seconda anima, sempre pronta a supportare i caccia Typhoon. Quando le esigenze operative lo richiedono, il tanker decolla per missioni di rifornimento in volo (Air-to-Air Refueling – AAR). In questi scenari, il KC-767A agisce come una vera e propria stazione di servizio volante, estendendo l’autonomia e il raggio d’azione dei Typhoon. Questa capacità è cruciale: permette ai caccia di rimanere in aria più a lungo, di coprire aree di sorveglianza più vaste o di avere la persistenza necessaria per completare una missione complessa senza dover rientrare alla base. Il rifornimento in volo è una danza perfetta ad alta quota, un’operazione che richiede la massima abilità e coordinazione da parte di entrambi gli equipaggi e che moltiplica l’efficacia della componente da combattimento. La visita al Task Group Breus lascia un’ultima, potente impressione. Se l’I2MEC è la mente e i Typhoon sono i muscoli, il “Breus” è il cuore e il sangue della missione. Un unico assetto che garantisce sia il respiro logistico per sostenere lo sforzo nel tempo, sia la vitalità operativa per estenderne la portata nel cielo. Un vero e proprio pilastro strategico, fedele al motto del suo Cavaliere: “Omnia Videre”.
Sulla Pista del Ritorno.

Mancano pochi minuti all’imbarco. Attorno a me, i volti di altri militari, pronti come me a lasciare lo scenario kuwaitiano per tornare in patria, per riabbracciare finalmente i propri cari, gli amici, la vita di sempre. La stanchezza è profonda, quasi fisica, ma sotto la pelle scorre ancora l’adrenalina pura di questi giorni. È il paradosso di chi ha vissuto un’esperienza che consuma e allo stesso tempo rigenera. Il mio pensiero va ai due Carabinieri che mi hanno scortato, ombre silenziose e vigili al mio fianco. Non semplici guardiani, ma persone davvero speciali, la cui devozione al lavoro è pari solo al rischio continuo che affrontano con serena e incrollabile professionalità. La loro presenza è stata una lezione costante di dovere e di umanità. E poi, un grazie immenso va a quel “magico” PAO (Public Affairs Officer), l’ufficiale che ha reso possibile tutto questo. Non mi ha semplicemente aperto delle porte; mi ha permesso di vivere questo Teatro Operativo da dentro, di respirarne la polvere e la tensione, di sentirmi, per un po’, davvero “uno di loro”. Alla fine, torno a casa anche io. Torno con qualcosa in più di un archivio di fotografie e di appunti. Torno con il tessuto di questa realtà cucito sulla mia pelle, con la consapevolezza di aver visto e toccato con mano il sacrificio, la competenza e la straordinaria normalità dei nostri soldati. Torno per poter dire, nel mio piccolo, “Io c’ero. Ero lì con loro.”
Ringraziamenti: Dietro le Quinte di una Missione

Al termine di questo intenso viaggio nel cuore del contingente italiano in Kuwait, sento il dovere e il piacere di esprimere la mia più profonda e sincera gratitudine per l’inestimabile opportunità che mi è stata concessa. Poter documentare dall’interno l’Operazione “Prima Parthica” è stato un privilegio che ha superato ogni mia aspettativa professionale e umana. Il mio primo pensiero va ai vertici che hanno reso possibile questa esperienza: lo Stato Maggiore della Difesa, il Comando Operativo di Vertice Interforze (COVI) e lo Stato Maggiore dell’Aeronautica. La fiducia e il supporto forniti dai Vostri Comandi sono stati il presupposto fondamentale per la realizzazione di un’attività di reportage di altissimo livello, permettendomi di comprendere a fondo il valore strategico e l’impegno italiano per la stabilità internazionale. Questa gratitudine si estende poi a tutto il personale incontrato in teatro operativo, la cui accoglienza e professionalità sono state eccezionali. Un ringraziamento particolare va al Comandante della Task Force Air, il Colonnello Pilota Fabio Bergamini, per avermi illustrato con eccezionale chiarezza la visione e la complessità delle operazioni. La mia riconoscenza è immensa per l’Ufficiale alla Pubblica Informazione (PAO) Ten. Col. Luigi G. del contingente, una guida preziosa e indispensabile che mi ha permesso di orientarmi e di cogliere l’essenza più profonda di ogni attività. Ogni incontro è stato una fonte di arricchimento: dai Comandanti e il personale dei Task Group “Breus” e “MEDAL”, agli specialisti dei Typhoon, fino ai meticolosi analisti della cellula I2MEC. Un grazie sincero anche al personale dei Carabinieri, che ha garantito la mia sicurezza con discrezione e professionalità costanti. L’esperienza vissuta non è stata unicamente un’occasione di lavoro, ma una profonda lezione di dedizione, competenza e spirito di sacrificio. Il mio impegno, ora, sarà quello di tradurre tutto questo in un lavoro giornalistico che possa trasmettere al pubblico, con fedeltà e rispetto, l’importanza e il valore dell’impegno svolto quotidianamente dai nostri militari, così lontani da casa, per la nostra sicurezza collettiva.
Testo di Alessio L. & Foto di Alessio e Mllo. Andrea C. a cura di www.AB-AviationRepoter.com
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