“Garantire la pace e la stabilità in un’area strategica e complessa”
Introduzione alla Missione “TFA Black Storm II” – Romania

Abbiamo avuto l’onore di conoscere da vicino la missione TFA Black Storm II, una testimonianza concreta dell’impegno dell’Italia nel contribuire alla sicurezza e alla stabilità internazionale. La Task Force Air, schierata in Romania, rappresenta una delle eccellenze operative dell’Aeronautica Militare e delle Forze Armate Italiane, chiamata a operare in uno scenario strategico complesso e in costante evoluzione. Vivere l’esperienza della TFA ha significato toccare con mano la professionalità, la dedizione e il senso del dovere del personale italiano, impegnato quotidianamente in attività di cooperazione e integrazione con le forze armate locali e alleate. La missione Black Storm II conferma il ruolo cruciale dell’Italia nel contesto delle operazioni NATO, dimostrando capacità operative di alto livello, prontezza e spirito di corpo.
- Che cos’è una AIR POLICING.
L’Air Policing è una missione NATO permanente il cui scopo è la sorveglianza spazi aerei dei paesi membri della NATO. Istituita nel 1961, durante la Guerra Fredda, da più di 60 anni contribuisce a preservare la sicurezza dei cieli dell’Alleanza in tempo di pace. È un compito collettivo che prevede presidio continuo dei cieli , 24 ore su 24 per 365 giorni all’anno, nella cornice del NATO Integrated Air and Missile Defence System (NATINAMDS), una vera e propria rete integrata di assetti di difesa aerea che comprende Radar, sistemi di Comando e Controllo, sistemi di difesa aerea basati a terra e, per l’appunto, di caccia intercettori in servizio di allarme “QRA -quick reaction alert), ovvero con equipaggi pronti a reagire tempestivamente in caso di violazioni dello spazio aereo. Ciò consente alla NATO di rilevare, tracciare e identificare, per quanto possibile, tutti gli assetti aerei in avvicinamento o all’interno allo spazio aereo dell’Alleanza, per individuare prontamente ogni violazione o infrazione e adottare le opportune contromisure. Salvaguardare l’integrità dello spazio aereo sovrano dei membri della NATO è un chiaro segno di coesione, responsabilità condivisa e solidarietà in tutta l’Alleanza. Inoltre nel caso di un “renegade”, ovvero un aereo civile che “perde” o volontariamente non mantiene contatto radar, benché la procedura di “scramble” parta sempre dal CAOC areale di competenza, una volta accertata la potenziale minaccia e che il velivolo sia diretto verso i cieli nazionali di un membro, viene effettuato il c.d. “reverse TOA – transfer of authority” verso gli assetti di quel paese membro, in modo che quest’ultimo possa gestire l’evento in conformità alle proprie regole di ingaggio e al proprio quadro giuridico di riferimento. Il “SACEUR” (Supreme Allied Commander Europe), ha la responsabilità generale delle attività di comando delle forze alleate impegnate in missione in Europa e nel resto del mondo. Il NATOAllied Air Command (NATO AIRCOM), con sede a Ramstein in Germania, sovrintende alla missione “Air Policing” assicurandone il controllo operativo, 24 ore su 24, 7 giorni su 7. Ha il compito di assicurare l’interoperabilità delle forze aeree della NATO e fornire il comando di operazioni aeree su larga scala. Si avvale di due CAOC “Combined Air Operations Centre”: uno a Torrejón, in Spagna, che copre lo spazio aereo europeo della NATO a sud delle Alpi e uno a Uedem, in Germania, che copre il nord. Il “COAC”, responsabili del comando tattico nella rispettiva area di competenza. In pratica, nel caso di violazioni sospette dello spazio aereo vicino ai confini dell’Alleanza o di traffici aerei non sicuri, che non aderiscono cioè alle norme internazionali di sicurezza aerea, il CAOC decide da quali aree dello Stato di competenza far intervenire il Sistema di Difesa aerea, ossia quale degli intercettori in servizio “Quick Reaction Alert” incaricare per intervenire entro pochi minuti.
- Come sono divisi i territori dell’Air Policing.
- Stati baltici.
La NATO protegge i cieli baltici dal 2004, da quando Estonia, Lettonia e Lituania hanno aderito all’Alleanza. I paesi membri NATO, contribuiscono alla missione “BAP su base volontaria “(. I paesi baltici, infatti, hanno a disposizione proprie forze aeree, ma non hanno reparti caccia specializzati nella Difesa Aerea. Questa responsabilità viene ruotata tra i paesi membri ogni quattro mesi riposizionandosi su basi locali. La capacità per la missione negli Stati baltici è stata stabilita dallo schieramento di aerei da combattimento della NATO sulla base aerea di Šiauliai in Lituania e dal 2014 utilizzando anche la base aerea di Ämari in Estonia con il dispiegamento di ulteriori mezzi di polizia aerea.
- Enhanced Air Policing
Nell’ambito dell’ampia serie di misure di garanzia, introdotte in seguito all’annessione illegale della Crimea da parte della Russia, nel 2014, gli alleati stanno fornendo sempre più risorse aggiuntive per migliorare le potenzialità della Polizia Aerea lungo i confini orientali della NATO. A tal fine, alle forze di Polizia Aerea dell’Alleanza, esistenti negli Stati baltici, vengono integrati aerei anche in Polonia e aumentate le capacità di Polizia Aerea nazionale delle forze aeree bulgare e rumene. Adriatico orientale e Balcani occidentali. Lo spazio aereo sloveno è permanentemente coperto dall’Ungheria e dall’Italia, mentre Albania, Montenegro e Macedonia del Nord sono coperte congiuntamente da Grecia e Italia.
- Islanda
Nel 2006 gli Stati Uniti hanno concluso la loro missione permanente di Polizia Aerea sull’Islanda. La missione statunitense è stata sostituita da un sistema in base al quale gli alleati, periodicamente, dispiegano aerei da combattimento sulla base aerea di Keflavík per fornire protezione allo spazio aereo islandese. L’Islanda ha limitate capacità di autodifesa e, di fatto, il controllo a terra dello spazio aereo è operato da agenzie civili. Il primo dispiegamento nell’ambito della missione, per soddisfare le esigenze di preparazione in tempo di pace dell’Islanda, ha avuto luogo nel maggio 2008. Allo stato attuale, l’orientamento NATO è delegare l’AP in Islanda ai paesi scandinavi. Giusto a riguardo c’è stato quest’anno il primo rischieramento dei Gripen svedesi, come prima rotazione in AP da quando la Svezia ha deciso di aderire alla NATO.
- Benelux
Nel 2015, Belgio, Lussemburgo e Paesi Bassi (noti collettivamente come i paesi del Benelux) hanno firmato un accordo per condurre una polizia aerea congiunta nei loro territori. In base all’accordo, le forze aeree belghe e olandesi difendono a rotazione lo spazio aereo del Benelux. Le operazioni congiunte sono iniziate il 1° gennaio 2017.
- Contributo Italiano alle Air Policing.
L’Italia da diversi anni partecipa alle AirPolicing:
- Islanda: 2013-2017-2018-2019-2020-2022
- Bulgaria: 2017
- Romania: 2019-2021-2022-2023-2025
- Polonia: 2022-2023-2024
- Lituania: 2015-2020-2021-2023-2024
- Estonia: 2015-2018-2021 – 2025
Per quanto riguarda le missioni STANDING, condotte direttamente dalle basi italiane, con copertura, decollo e ritorno alla nostra nazione sono:
- Slovenia dal 2004
- Montenegro dal 2018
- Albania dal 2009
- Gli Eurofighter F-2000 A sull’aeroporto di Costanza in Romania
Gli Eurofighter dell’Aeronautica Militare schierati in Romania, inquadrati nella Task Force Black Storm II, hanno raggiunto le 500 ore “eAP – enhanced Air Policing”, per la difesa dello Spazio Aereo dell’Alleanza Atlantica. Con la Task Force Air in Romania (TFA-R) Black Storm II”, viene assicurato il servizio di Quick Reaction Alert – Interceptor (QRA-I), ovvero, sorveglianza e protezione dei cieli atlantici sul fianco orientale. La Task Force italiana in Romania è stata attivata il 21 marzo 2025, con il raggiungimento della Full Operational Capabilty il 3 aprile e il rischieramento terminerà entro la fine di luglio 2025, cedendo il testimone agli Eurofighter della Luftwaffe. Il contingente italiano della Task Force Black Storm II, posto sotto la diretta dipendenza nazionale del Comando Operativo di Vertice Interforze (COVI), è composto da quattro velivoli Eurofighter e circa 180 militari dell’Aeronautica Militare provenienti dai Gruppi di Volo degli Stormi di Difesa Aerea (4° di Grosseto, 36° di Gioia del Colle, 37° di Trapani e 51° di Istrana) e da personale tecnico e logistico da tutti i reparti dell’Aeronautica Militare. Completano l’organico integrato nella TFA, unità dei Carabinieri, in servizio di Polizia Militare ed elementi interforze di Esercito Italiano e Marina Militare, direttamente dipendenti dallo Stato Maggiore della Difesa. fino alla fine di luglio 2025, opereranno con la Forṱele Aeriene Romậne e con gli alleati della NATO a protezione del fianco est dell’Alleanza Atlantica. La NATO, a seguito della spiralizzazione della crisi russo-ucraina, ha adottato una persistente postura di deterrenza attivando le missioni di difesa collettiva denominate enhanced Air Policing Air South (eAPAS), che operano ininterrottamente 365 giorni all’anno, allo scopo di assicurare l’integrità e la sicurezza dello spazio aereo di tutti i Paesi dell’Alleanza. Le missioni di “Air Policing” sono condotte sotto il comando e controllo di uno dei due “CAOC “(Combined Air Operations Centre). Futuro della Base ormai un avamposto dell’Europa Est.
Nel 2021 le forze armate rumene, in risposta all’annessione russa della Crimea del 2014, hanno lanciato la prima fase di un progetto da più di 2 miliardi di dollari, con l’obiettivo di modernizzare ed espandere la base. Tale intendimento è stato ulteriormente confermato a seguito dell’inizio delle ostilità in Ucraina nel 2022. Nell’ambito del progetto si prevede di costruire una piccola città militare, su un’area di circa 2.400 ettari (5.900 acri), simile alla base aerea di Ramstein, che avrebbe ospitato circa 10.000 soldati statunitensi. Il 10 giugno 2022 il Ministero della Difesa ha annunciato i vincitori dell’appalto, 3 imprese e 22 subappaltatori. Il progetto, sottoposto a vincolo del segreto, dovrebbe concludersi tra circa 9 anni. Il futuro della base è stato messo in discussione dalle voci che sono succedute all’insediamento del presidente USA Trump e, soprattutto, durante la campagna elettorale per le presidenziali in Romania di fine 2024-inizio 2025 che ha infiammato il dibattito pubblico rumeno. Tuttavia, anche a seguito dell’elezione del presidente Dan, il governo insediatosi nel giugno 2025 ha confermato i piani di sviluppo della base. Il rappresentante USA alla NATO, Whitaker, nel maggio 2025 ha ufficialmente messo fine alle voci di ritiro USA dalla Romania. Entro la fine del 2026, fonti rumene dichiarano il completamento di una pista parallela a quella attuale, destinata solo alle operazioni militari. Inoltre, dalla seconda metà del 2025, la RoAF pianifica di trasferire a MK un gruppo di volo di F16 Viper, alimentato con i velivoli acquistati da Norvegia e Portogallo.
Intervista al Col. AArnn Pil. Marcello Vitucci Comandante della Task Force Air – Romania “Black Storm II” sulla Missione enhanced Air Policing Area South.
In un contesto di crescente instabilità internazionale e rafforzamento del fianco est della NATO, l’Italia conferma il proprio impegno nella sicurezza collettiva con la partecipazione alla missione “enhanced Air Policing” in Romania. La Task Force Air “Black Storm II”, sotto il comando del Col. Marcello Vitucci, opera quotidianamente per garantire la difesa dello spazio aereo dell’Alleanza. In questa intervista, il Colonnello ci racconta sfide operative, collaborazione internazionale, l’impatto umano della missione e il valore strategico del contributo italiano in un teatro delicato e di primaria importanza per la stabilità europea
D: Cosa significa comandare una TASK Force in Romania con personale proveniente da varie basi o enti?
R: Comandare una Task Force in Romania – come la TFA Black Storm II – con personale proveniente da diverse basi e reparti dell’Aeronautica Militare significa affrontare una sfida complessa, ma profondamente gratificante. Vuol dire unire esperienze, competenze e culture operative diverse sotto un’unica visione, garantendo coesione, efficacia e prontezza operativa. In un contesto internazionale, sotto guida NATO, il comandante è chiamato a rappresentare l’Italia, mantenere alti gli standard di interoperabilità e gestire missioni reali in scenari strategici delicati. Significa anche saper motivare, ascoltare e creare spirito di corpo, guidando il personale in condizioni operative impegnative, lontano da casa ma unito da un obiettivo comune. È un’esperienza che richiede leadership, visione e grande equilibrio umano. In sintesi, è una responsabilità totale: un’occasione per servire con onore, dando il massimo per il proprio Paese e per l’Alleanza.
D: Durata e valore umano della missione
R: Il Colonnello Vitucci ha inoltre voluto sottolineare un aspetto distintivo di questa missione: la sua durata ridotta, rispetto agli standard abituali. Se infatti la maggior parte delle Task Force si sviluppa su un arco temporale di circa otto mesi, la “Black Storm II” ha operato intensamente in soli quattro mesi. Un risultato tutt’altro che scontato, reso possibile dalla coerenza e dalla continuità del personale coinvolto, che ha avuto il merito di aprire e chiudere la missione con lo stesso gruppo di uomini e donne. Un valore aggiunto prezioso, che ha garantito coesione, efficienza e un passaggio di consegne interno fluido e naturale, contribuendo al successo dell’intera operazione. La missione Black Storm II si è distinta non solo per la rapidità e l’efficienza del suo deployment, ma anche per la capacità di adattamento e ampliamento operativo della Task Force. Il deployment, ovvero la fase di proiezione iniziale delle forze, è stato condotto in tempi estremamente rapidi e con elevati standard di prontezza. La capacità logistica e organizzativa dimostrata ha permesso alla TFA di diventare pienamente operativa in un tempo ridotto, garantendo la sorveglianza dello spazio aereo fin dalle primissime fasi della missione. Successivamente, il processo di ampliamento ha riguardato sia le infrastrutture sia le capacità operative: dalla messa in funzione di strutture campali e aree tecniche, all’integrazione di ulteriori assetti e risorse per rispondere alle esigenze di un teatro operativo dinamico. Tutto ciò è avvenuto mantenendo flessibilità, efficacia e coordinamento interforze, in piena aderenza agli standard NATO.
D: Qual era il suo precedente incarico e da quale reparto proviene?
R: Ufficio programma F-2000 – SMA 4° Rep. – Vice capo ufficio. Precedentemente comandante 20° Gruppo 4° Stormo (ha volato anche su F-16). La preparazione dei suoi Piloti è la medesima o cambia considerando che ci sono ben 4 differenti Stormi? Le procedure sono standardizzate, ci sono solo piccole differenze. Il personale della linea volo e gli equipaggi partecipano da anni alle rotazioni di AP, ad attività congiunte in patria e quindi c’è amalgama.
D: Chi decide quali Comandanti mandare alle varie TFA?
R: Vengono scelti da DIPMA ovvero a SMA i candidati con le varie caratteristiche che potrebbero interessare per la missione, vengono prescelti fino ad arrivare al nominativo definitivo.
D: Rispetto a uno Stormo in Italia, ci sono molte differenze?
R: In realtà no, le differenze non sono così marcate. La nostra Task Force può essere considerata come uno stormo in formato più contenuto, ma altrettanto completo. È composta da un insieme di enti e professionalità che spaziano dalla logistica ai gruppi di volo, dal personale amministrativo e di segreteria alla pubblica informazione, fino al genio campale, le telecomunicazioni e la manutenzione. La vera differenza sta nella flessibilità: rispetto a uno stormo tradizionale, che ha compiti più stabili durante l’anno, noi dobbiamo essere pronti a rispondere a esigenze operative che cambiano anche di giorno in giorno. Questo ci rende più dinamici e capaci di adattarci rapidamente a ogni scenario.
D: Com’è il rapporto con i colleghi rumeni? È stimolante il confronto con forze armate di altri Paesi?
R: È una domanda che merita una doppia lettura. Dal punto di vista operativo, il livello di integrazione è buono: i piloti italiani e rumeni volano insieme senza difficoltà, grazie agli standard comuni NATO che facilitano le procedure e la cooperazione. Il linguaggio tecnico condiviso e l’addestramento compatibile rendono le missioni congiunte efficaci e sicure. Sul piano relazionale, ovvero nei rapporti tra la nostra Task Force e la Host Nation, posso dire che il clima è cordiale e positivo. C’è stima reciproca e, a livello personale, si instaurano ottimi rapporti: i colleghi rumeni sono generalmente molto disponibili e collaborativi. Detto ciò, alcune dinamiche logistiche — legata anche alla specifica struttura della base — possono talvolta rendere il supporto meno immediato rispetto a quanto ci si potrebbe aspettare. Ma il dialogo rimane sempre aperto e costruttivo.
R: Il nostro EFA e la crisi Russia-Ucraina
D: Nel contesto della crisi ai confini tra Russia e Ucraina, l’Eurofighter Typhoon dell’Aeronautica Militare ha confermato la sua efficacia operativa, rispondendo con prontezza e affidabilità alle richieste della NATO per il rafforzamento della difesa aerea sul fianco est dell’Alleanza. Schierato in missioni di Air Policing rafforzato, come quelle svolte in Romania, l’EFA ha dimostrato eccellenti capacità di prontezza, velocità di reazione (QRA), superiorità aerea e interoperabilità con gli assetti alleati. La sua flessibilità nel passare da ruoli di difesa aerea a compiti multiruolo ha garantito una risposta credibile e coerente con le esigenze dettate da un quadro di sicurezza in rapido deterioramento. In uno scenario dove la deterrenza è determinata anche dalla presenza visibile e reattiva di mezzi ad alte prestazioni, il nostro Eurofighter ha confermato di essere non solo tecnologicamente all’altezza, ma anche strategicamente essenziale per la sicurezza dell’Europa.
D: L’armamento impiegato è sempre attivo e reale? È stato impiegato anche il missile METEOR?
R: Sì, l’armamento è reale e sempre attivo. I nostri Eurofighter sono impiegati con configurazioni operative complete, pronte a intervenire in qualsiasi momento nell’ambito della missione di Air Policing. Insieme alla più recente e più avanzata configurazione nazionale del velivolo, quella identificata dalla certificazione ITA-MOD07, frutto del lavoro sinergico tra i reparti della Forza Armata e il supporto del comparto industriale, che prevede implementazioni a livello di software e hardware , è stato portato anche il missile METEOR, uno dei sistemi d’arma aria-aria più avanzati attualmente disponibili, che garantisce una superiorità aerea a lungo raggio e una capacità di ingaggio molto elevata.
D: Durante la missione ci sono stati tentativi di attacco informatico o minacce cyber? Come viene gestita la sicurezza cibernetica in un contesto come questo?
R: Il dominio cyber è oggi una componente fondamentale della sicurezza operativa, tanto quanto quello fisico. In un contesto come quello della TFA, ogni attività è costantemente monitorata e protetta anche sul piano informatico. Pur non potendo entrare nei dettagli, posso confermare che esistono protocolli rigidi e sistemi avanzati per la protezione delle reti, dei sistemi di comando e controllo, e delle comunicazioni operative. Eventuali tentativi di intrusione o interferenza, quando rilevati, vengono gestiti in stretta collaborazione con le componenti specializzate della Difesa e, se del caso, con i partner NATO. La cyber difesa è integrata in tutte le fasi della missione, dal deployment iniziale alla piena operatività, ed è affidata a personale qualificato e costantemente aggiornato. In sintesi: la sicurezza informatica è un pilastro imprescindibile della prontezza operativa.
D: Colonnello, ci risulta che in questa missione l’abbattimento di eventuali droni fosse autorizzato per i velivoli italiani. Ci sono mai stati tentativi di intrusione nello spazio aereo romeno?
R: È corretto: nell’ambito delle regole d’ingaggio definite in ambito NATO e in coordinamento con la Host Nation, i nostri Eurofighter erano autorizzati, se necessario, a contrastare anche minacce provenienti da droni non identificati o ostili. Detto ciò, posso confermare che durante l’intera missione non si sono mai verificati tentativi di intrusione nello spazio aereo romeno, da parte di velivoli russi e in generale non abbiamo asservato la presenza di assetti russi in settori ove non fosse prevista normalmente la loro presenza. Questo dato, da un lato, è rassicurante, ma dall’altro conferma anche l’importanza del nostro ruolo di deterrenza e presenza attiva sul fianco sud-est dell’Alleanza.
D: Quando sarà la prossima Task Force Air e dove sarà schierata?
R: La prossima Task Force Air sarà schierata in Estonia nell’agosto 2025, nell’ambito della missione NATO di Air Policing sul fianco nord-orientale dell’Alleanza. Anche in quel contesto, l’Italia sarà protagonista nel garantire la sicurezza dello spazio aereo e nel contribuire alla stabilità della regione baltica.
D: Comandante, per chiudere: cosa rappresenta per lei questa esperienza? Sarà un valore aggiunto tornando un giorno al comando di una base italiana?
R: Questa esperienza rappresenta, senza dubbio, un grande valore aggiunto, sia sotto il profilo professionale che umano. Comandare una Task Force all’estero, in un contesto operativo articolato e in continua evoluzione come quello romeno, permette di allargare lo sguardo, confrontarsi con realtà internazionali, gestire dinamiche complesse tra diverse componenti e nazioni, e guidare un team eterogeneo mantenendo coesione, efficienza e motivazione. Tornare un domani al comando di uno Stormo in Italia, dopo un’esperienza come questa, significa portare con sé una leadership più consapevole, una visione più ampia delle dinamiche operative e strategiche, e una rinnovata attenzione verso il valore delle nostre donne e dei nostri uomini in uniforme. In definitiva, esperienze come questa non solo arricchiscono chi le vive, ma rafforzano l’intera Forza Armata.
Ringraziamenti e Conclusioni.
L’articolo analizza il successo della missione militare “Task Force Air Black Storm II” da una duplice prospettiva, presentandola come una vittoria completa sia sul piano operativo che su quello comunicativo. Sul fronte operativo, il testo mette in risalto l’importanza strategica della missione, probabilmente condotta nell’ambito delle operazioni di Air Policing della NATO, e loda l’alta professionalità del personale dell’Aeronautica Militare. Viene riconosciuto il ruolo fondamentale del Comandante, il Col. Pil. Marcello Vitucci e di tutto il suo team nel garantire la sicurezza e raggiungere gli obiettivi prefissati, a dimostrazione dell’eccellenza italiana in contesti internazionali. Parallelamente, l’articolo pone un forte accento sul successo comunicativo, spiegando che saper raccontare in modo trasparente e chiaro una missione militare è una sfida complessa ma essenziale per l’opinione pubblica. Per questo motivo, viene espresso un ringraziamento formale alle strutture di vertice che hanno gestito la comunicazione: l’Ufficio Pubbliche Relazioni del Comando Operativo di Vertice Interforze (COVI), quello dello Stato Maggiore della Difesa e quello dell’Aeronautica Militare. Infine, il testo evidenzia la perfetta sinergia creatasi sul campo tra il comando della missione e il responsabile locale delle relazioni pubbliche, il Ten. Alessandro P. Questa collaborazione diretta è indicata come la chiave per aver tradotto l’azione militare in una narrazione efficace e accessibile. In sostanza, l’articolo è un encomio che celebra un modello di missione moderno, dove l’azione e la sua comunicazione sono considerate di pari importanza per il pieno raggiungimento del successo.
Testo di Alessio L. & foto di SMD a cura di www.AB-AviationRepoter.com








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